Alter do Chao e il nuovo viaggio in barca per Manaus.

Salve miei cari 24 lettori (al momento siete 24 fan su facebook, ma questa è anche una citazione che lascio a voi scoprire). Mi trovo a Manaus, dove sono giunto ieri dopo un altro viaggio in barca di due giorni e mezzo, da Santarem.
Ad Alter Do Chao sono rimasto 5 giorni, andandomene via un po’ a malincuore. E’ un posto bello e tranquillo, dove il fiume sembra in realtà un lago essendo avvolto da una baia. Ci sono spiaggette con sabbia bianchissima, soprattutto sull’ “Ilha do Amor” che si raggiunge con delle taxi-barchette.
Non ha nulla dell’ambiente un po’ ostile che uno si aspetterebbe di trovare nel bel mezzo dell’Amazzonia e gli unici animali curiosi che si incontrano sono degli avvoltoi brutti brutti neri che saltellano per le strade in cerca di rifiuti e, sulla riva del fiume, gli iguana che sembrano dei mini-dinosauri usciti fuori da un cartone animato giapponese.
Dopodiché ho ripreso la barca da Santarem per raggiungere Manaus. Questa volta la barca era più sfigata e il viaggio è stato un po’ più duro.
Anzitutto, l’altra volta ero riuscito a piazzarmi con l’amaca su un lato, così, almeno da una parte, non avevo nessuno. Stavolta invece mi sono ritrovato nel bel mezzo del groviglio, amache a destra, sinistra, su, giù e solo una grande stanchezza mi ha finalmente fatto prendere sonno la prima notte.
Il giorno dopo, invece, quando dopo uno scalo molta gente è scesa, ho riattaccato l’amaca in un altro punto, relativamente più spazioso. Però non avevo tenuto conto del motore, che stava giusto lì sotto. Faceva un fracasso continuo che non mi ha fatto dormire per tutta la notte, non so come facevano gli altri intorno a me. Per fortuna ho il laptop, così ho letto qualcosa, fatto qualche partitina a scacchi, un paio di film e la notte è passata. (Ringrazio l’amico Stefan per avermi donato vari film proprio per i momenti morti del viaggio.)
Nei tre giorni sul battello, un quasi persistente cielo piatto e bianco ha sciacquato i colori, rendendo gli scenari meno spettacolari rispetto all’altra volta.
Abbiamo attraversato diverse zone violentemente disboscate e trasformate in prati dove pascolano mucche, bufali e cavalli. Per altri tratti, invece, abbiamo costeggiato a lungo fittissime orge di alberi d’ogni tipo, aggrappati ad alte pareti di roccia. I delfini si sono fatti vedere più spesso, insieme ad un’enorme varietà d’uccelli di tutti i tipi: aironi, falchetti, piccoli e colorati, lunghi e bianchi ecc…
Mentre intanto, sempre più forte, un pensiero mi conquistava: fosse che questo procedere tortuoso, questo risalire quasi a fatica in una selva oscura, verso l’occidente… il cammino verso le terre occidentali… fosse che sia tutto un simbolo, una metafora esistenziale? “Perché proprio in quella direzione, laggiù dove sono fino ad oggi tramontati tutti i soli dell’umanità? Un giorno si dirà forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere l’India, ma che fu il nostro destino a naufragare nell’infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure?”

 

Una spiaggia di Alter do Chao.

 

Le barchette che traghettano verso l’Ilha do Amor.

 

Una piccola striscia di sabbia connette due parti dell’Ilha do Amor.

 

Avevo promesso alle amiche che leggono il blog un brasiliano in acqua ma posso offrire molto molto di più: un amazzone-sannita, una rarità! Fra l’altro da inizio viaggio sono già dimagrito di non so quanti chili.

 

 

 

 

 

Sempre ad Alter do Chao, ho beccato il carnevale. Su carri grandi e piccoli si ballava freneticamente, ogni carro una sua musica, mentre intanto tutt’intorno ci si buttava addosso farina e schiuma con lo spray (impossibile evitarli).

 

Questo signore mi ha chiesto di fargli una foto, e perché no.

 

Canoa all’imbrunire.

 

Tramonto ad Alter do Chao.

 

Di nuovo sulla barca, da Santarem a Manaus, di nuovo il groviglio di amache.

 

Una mia vicina d’amaca. Ma sì, in fondo perché farla tanto drammatica per un po’ di promiscuità?

 

Purtroppo però è proibito saltare nell’altra rete. Peccato, volevo fare tipo il salto della staccionata, come in quella pubblicità assurda di tanti anni fa, non so se ve la ricordate.

 

La ragazza di prima.

 

Barca.

 

Mamma e figlio.

 

Canoe sul fiume.

 

Canoe salutano.

 

Canoa e capanna.

 

Un altro tramonto blu.

 

La prossima volta vi racconto di Manaus. Pensavo di fare un tour nella foresta da qui ma, a detta di tutti, quelli che si fanno in Ecuador sono molto più belli e costano pure meno, quindi, visto che ci sto andando, mi conviene aspettare.
Inoltre, quasi sicuramente farò un piccolo “imbroglio”, nel senso che prenderò l’aereo per raggiungere l’Ecuador. Il fatto è che non ci sono cargo che fanno servizio passeggeri, l’unico passa (forse) una volta al mese e le condizioni di viaggio sono terribili. Quindi l’unico tragitto per raggiunge l’Ecuador da qui è: Manaus- Tabatinga (una settimana in barca), Tabatinga- Iquitos, in Perù (un’altra settimana in barca) Iquitos- Yurimaguas (un’altra settimana di barca) dove finalmente si raggiunge la strada e da lì risalire verso l’Ecuador per arrivarci forse in una settimana, insomma più di un mese di viaggio!
Quindi non è escluso che già dalla prossima volta sarò in Ecuador. Peccato che l’arbitro Moreno è stato beccato all’aeroporto di New York con 6 chili di eroina nelle mutande e si trova ora al sicuro in un carcere statunitense, sennò l’andavo a pizzicare direttamente a casa sua e vi portavo la sua testa come trofeo.

Grazie per i tanti e bei commenti, evidentemente ci voleva un piccolo richiamo all’ordine come ha notato giustamente Lala. Ogni tanto ci vuole.
Non me la sento di seguire il consiglio del mio visagista Piergiorgio perché la barba non mi piace non solo per motivi estetici ma anche perché mi da fastidio, bastano e avanzano i peli che non mi taglio. Ma ben venga qualche altro consiglio.
A Fabrizio dico di non aspettare la prossima vita (nirvana permettendo). Dì a Roberto e Daniele che hai bisogno di mezzo anno sabbatico e raggiungimi! Capiranno.
Alessio, grazie per i consigli! Quando torno dal viaggio cercherò di trovare qualcosa. Ovviamente puoi mettere quante foto vuoi su Art’Empori, a me fa piacere. Questo vale per tutti, se volete condividere le mie foto, non c’è bisogno di chiedere.
Difficile questa volta assegnare il “miglior commento” ma alla fine ho scelto quello di Teresa perché ha un ché di poetico. Comunque, lo ripeto, anche se forse non sembrerebbe, i miei viaggi sono alla portata di quasi tutti, quindi se volete raggiungermi per un tratto di strada assieme fatemi sapere! :-)

Il viaggio sul Rio delle Amazzoni da Belem a Santarem.

La mia, più che una vita, è stata un’odissea. A 40 anni mi imbarcai su un cargo che batteva bandiera brasiliana e che, navigando da Belem sul Rio delle Amazzoni, si inoltrava nella foresta Amazzonica. Solo più tardi ho capito cosa trasportava: mele. In effetti poco prima di scendere sono andato a curiosare nella stiva ed era pieno di casse di mele.
A parte un po’ di disagi dovuti al dormire sull’amaca insieme ad altre cento persone nel sottoponte, il viaggio è stato davvero straordinario e quando, dopo più di tre giorni, sono giunto a destinazione a Santarem mi è quasi dispiaciuto dover lasciare la nave. Il fatto è che si attraversano scenari spettacolari. Già durante la prima notte sono stato preso da tutto il fascino del fiume, della foresta, delle luci di piccoli villaggi sulla costa e delle casette su palafitte, sparse qua e là, misteriose, con lucette fioche davanti al muro nero della foresta.
Il giorno dopo, poi, non mi sono stancato un attimo di contemplare gli scenari alla “Cuore di tenebra”, con la vegetazione fittissima che cade a strapiombo sull’acqua marrone. In alcuni tratti è straordinariamente largo, è incredibile vedere quanta acqua spinge verso il mare. In altri punti si attraversano arcipelaghi di isolette e si entra in lunghi corridoi in mezzo alla foresta. A volte si vedono i delfini d’acqua dolce.
Un’altra cosa curiosa sono i bambini che vengono con la canoa dalle loro casette a salutare la barca che passa. Alcuni di loro piccolissimi, già a sei – sette anni si avventurano da soli sulla canoa, e in effetti in quel contesto saperne guidare una è importante quasi come saper camminare. Altre volte invece sono le mamme che portano i piccoli a vedere il battello da vicino.
Comunque, mai visto un fiume così grande, e infatti è il più grande. Allora una domanda sorge spontanea: ma come è possibile che con tutta l’acqua che questo e gli altri fiumi del mondo sversano da sempre nel mare, questo rimane costantemente salato?? Cercherò la risposta su google.
Insomma, un’esperienza piacevolissima, che comunque rifarò presto per andare a Manaus e in seguito da lì verso l’Ecuador, anche se quest’ultimo tratto pare non sia così semplice come sembrerebbe guardando la mappa.
La guida Lonely Planet descrive queste traversate in maniera molto più dura di quello che sono, alla fin fine non c’era afa, né zanzare, né puzza e, a parte un po’ il disagio di dormire sull’amaca, l’unico problema è stato il cibo perché un violento acquazzone a Belem mi aveva impedito di fare la spesa prima di imbarcarmi e, essendo vegetariano, l’unica scelta possibile una volta sopra erano i toast al formaggio che però, per qualche motivo, facevano abbastanza schifo ed erano molto costosi pure. Per fortuna, quando la mattina dopo abbiamo fatto scalo a Breves, un ragazzino dal porto mi ha venduto al volo al volo due sfilatini di pane che mi sono bastati per il resto del viaggio.
Giunto a Santarem ho preso al volo al volo un bus per Alter do Chao, dove mi trovo ora. E’ un piccolo villaggio sul fiume dove non c’è molto da fare e forse proprio per questo è il posto giusto per riposarsi un po’ prima di ripartire.

 

Barche a Belem, da sempre il porto principale verso l’Amazzonia.

 

Il groviglio di amache nel sottoponte dove ho dormito tre notti.

 

Il Rio delle Amazzoni.

 

Una canoa.

 

Capanna.

 

Una barca come la nostra.

 

Ragazzi in canoa vengono a salutare.

 

Durante il viaggio ho conosciuto Eva, una dottoressa tedesca. Qui insegna il flauto ai bambini.

 

Una barca.

 

“Ma kill nunn è dekaro??” “M par e sì” “Fotografiamolo!”

 

“Idioti, non lo vedete che c’è Dekaro?!”

 

Il fiume.

 

Ed eccomi lì sulla mia amaca!

 

Capanna sul fiume.

 

Casetta.

 

Ragazzo sulla canoa.

 

Altra casa.

 

Controluce.

 

Amazing Amazzonia

 

Al tramonto.

 

Crepuscolo

 

Nuvoloni

 

E queste erano le foto. Ah, d’ora in poi chiamatemi pure Dekaro Geographic, non mi offendo. :-)

Lala vince clamorosamente di nuovo il “miglior commento”, essendo l’unico! E però pure voi, se ci siete battete un commento, non siate timidi, don’t be shy! ;-)