Riattraverso la Colombia e arrivo a Panama passando per l’arcipelago di San Blas (Kuna Yala)

Salve amici, rieccomi. Scusate il ritardo ma erano diversi giorni che, a parte Panama city, non ho potuto accedere a internet. Queste due settimane sono state molto intense con tantissimi spostamenti, spesso via mare con lance e motoscafi.
Ho risalito velocemente la Colombia fino al confine nord col Panama dove sono giunto, sul lato Atlantico, attraversando un posto favoloso: l’arcipelago di Kuna Yala (o San Blas). Da lì sono passato sull’Oceano Pacifico a Santa Catilina e il Parco Nazionale Coiba e ora sono di nuovo sull’Atlantico a Bocas del Toros, quasi al confine con il Costarica.

Vi racconto velocemente. Da Pasto sono ritornato a Medellin dove sono restato un giorno per poi arrivare a Turbo, un postaccio losco da dove ho preso una lancia veloce che, dopo un tratto di fiume, mi ha portato via mare in circa 3 ore a Capurgana, uno splendido villaggio al confine dove sarei rimasto sicuramente almeno una settimana se non avessi trovato al volo al volo un’occasione ottima: per solo 200 dollari un tour in barca di tre giorni nell’arcipelago di Kuna Yala di Panama.
Un’occasione perché dalla Colombia si può giungere a Panama solo per via aerea o via mare, quindi in alternativa avrei dovuto spendere 100 dollari di aereo per Panama city per poi da lì fare il tour a Kuna Yala (unico posto davvero imperdibile a Panama) che mi sarebbe costato molto di più.

Quindi mi sono aggiunto al gruppo di Fabio, un ragazzo napoletano che ha una posada a Capurgana da un paio d’anni e di tanto in tanto organizza questi tour (link: www.capurgana-sanblas.com).
Nel gruppo oltre a me e Fabio c’era un brasiliano, Aparicio, una coppia francese e otto israeliani. Abbiamo raggiunto Caledonia, un villaggio di indigeni kuna, dove siamo restati per tre giorni, visitando intanto le isolette deserte intorno. Dopo, gli altri sono tornati a Capurgana, mentre io e Aparicio, siamo rimasti altri due giorni a Caledonia per poi andare in un’isoletta a circa 4 ore di motoscafo, Tuba-Senika o Franklin’s island. Lì abbiamo conosciuto una coppia colombiana gentilissima che da Cartì ci ha dato un passaggio in auto fino a Panama city… ma da qui ve lo racconto la prossima volta.

Le isole dell’arcipelago di San Blas sono di proprietà dei kuna e nel villaggio di Caledonia, a parte noi, c’era un gruppo di missionari cristiani sudcoreani completamente pazzi. E cafoni, gentaglia della peggior specie, non mi va neanche di spenderci parole al riguardo. A parte che fin dall’inizio il fatto che siano missionari mi è sembrata solo una copertura per qualche loro losco traffico o affare.

Vabè, ora vi foto-racconto, però fino a Kuna Yala (San Blas), sennò il post esce troppo lungo. Prestissimo scriverò la seconda parte.

 

Barchette colorate nel villaggio presso la laguna de la Cocha, vicino Pasto, nel sud della Colombia.

 

Bella la laguna de la Cocha… “s se putess verè!”. (E questo vale anche per i vari vulcani ecuadoriani incontrati precedentemente lungo il cammino).

 

Quando il tempo è migliorato ho fatto un giro sulla barchetta. Unico problema, quel cagnolino inzivato (guardategli le zampe) continuava a saltarmi addosso e mi ha fatto i jeans uno schifo. Fa riflettere che nel mondo ci sia gente così perversa che li preferisce ai gatti. Mai visto un gatto sporco in vita mia (a parte un pochino Rasputin), infatti passano quasi tutto il tempo a lavarsi.

 

Come anticipato nel post precedente, mi sono piacevolmente “ripassato” la Colombia, dalle spettacolari strade a strapiombo intorno Pasto, a quelle splendide della zona cafetera…

 

…fino a ritornare a Medellin che, ripeto, vi sembrerà strano, è una città piacevolissima, benché ancora un po’ pericolosa, nel 2009 infatti ci sono stati ben 2899 casi di morte violenta. Comunque, il quartiere dove ho soggiornato entrambe le volte, El Poblado, è tranquillo.
Questo è il Botero park. Botero è nato a Medellin.

 

Venditrice di caramelle.

 

Ragazze nella zona universitaria.

 

Infine ho raggiunto Capurgana, nel confine a nord con Panama, sul lato Atlantico. Come vi dicevo l’ho lasciata a malincuore dopo solo un giorno per poter fare il tour in barca con Fabio nell’arcipelago di San Blas o Kuna Yala, a Panama.
Dietro Fabio (avanti) c’è Aparicio, il brasiliano con cui sto viaggiando adesso e un israeliano.

 

Giungiamo al villaggio kuna Caledonia, di circa 1000 abitanti, dove resterò 5 giorni.
I kuna sono un gruppo indigeno di circa 70.000 persone che da secoli vive nell’arcipelago con pochissime interferenze da parte del governo panamense. Le quasi 400 isole dell’arcipelago appartengono a loro, ma preferiscono abitarne solo alcune, lasciando le altre completamente disabitate.
E’ stato il primo gruppo in America latina ad ottenere tanta indipendenza, anche se, a occhio e croce, a me sembra che in questo momento stiano percorrendo il percorso inverso a quasi tutti gli altri gruppi indigeni dell’America latina e soprattutto centrale. Se questi ultimi, da quasi scomparsi e distrutti culturalmente stanno negli ultimi due decenni risorgendo dalle ceneri – rivendicando le proprie origini, la propria cultura e le loro lingue, i kuna, dopo aver conservato per secoli i propri costumi li stanno perdendo improvvisamente in questi anni.
Gli sarà anche difficilissimo continuare a resistere alla pressione delle multinazionali del turismo che gli stanno offrendo cifre astronomiche per avere il permesso di costruire villaggi vacanze sulle loro isole.
Ma forse è solo un’impressione. Probabilmente sanno il fatto loro e sapranno proteggere i propri costumi anche nei prossimi secoli.

 

Al villaggio. I kuna ci guardano fra lo schifato e il sospettoso. :-)

 

Al tramonto.

 


Bambini chiusi fuori nel loro stesso villaggio dai sud coreani. Fra le tante, infatti, con un lucchetto chiudevano il passaggio che portava al molo vicino alle loro stanze perché gli davano fastidio i bambini e gli altri turisti. Io e Aparicio, che gli ultimi due giorni avevamo i nostri zaini lì, spesso dovevamo farci portare in canoa da un altro molo per prendere le nostre cose!
Il modo in cui i sudcoreani trattavano i bambini era disgustoso, poi però a una certa ora da Mr.Hyde si trasformavano in Dr.Jekyll. Si vede che nel loro programma c’era il “giocare” coi bambini. Allora eccoli nella piazzetta centrale con palloni e corde in mezzo ai bimbi, con un sorriso ipocrita stampato in faccia e gli occhietti piccoli piccoli. Erano inguardabili, vi giuro anche un pacifista non violento come me sentiva venire dal profondo il desiderio di stampargli una pogna in faccia.

 

E comunque ho potuto assistere direttamente agli influssi nefasti della neo-colonizzazione. Una sera i sudcoreani avevano montato una tela, tipo cinema. Pensavo volessero trasmettere un film ma no… era per il karaoke! Meno male che dopo gli stessi bambini, quando gli abbiamo chiesto se gli era piaciuto, hanno sparato un naaaaaa, quasi a dire stavamo a corto di stronzate.
Un’altra volta invece avevano distribuito croci, come al bimbo a destra. In questo caso tutti i bambini erano entusiasti del regalino e ripetevano qualcosa tipo “cristiani”,”cristiani”. Allora gli ho detto ma nooo ma che cristiani! Il cristianesimo è una religione da sfigati. Buddisti dovete diventare! Il nome gli è piaciuto, hanno iniziato a ripetere divertiti “buddismo” “buddismo”. E’ insomma un mondo globalizzato: sudcoreani che convertono in cristiani, italiani che convertono in buddisti. E in mezzo ‘sti poveri bambini.
Ma niente potrà però superare lo sconforto che mi è preso quando ho visto quel bimbo a sinistra convertito addirittura in un interista! Facciamo qualcosa!!

 

Un altro esempio di influsso nefasto del contatto con le civiltà neoliberiste. Fino al 1990, cioè 12 anni fa la moneta dei kuna era… la noce di cocco! Sì! E chi stava meglio di loro: niente intrallazzi delle banche che “creano” la moneta, niente inflazione, e ogni anno si riproduceva naturalmente.
Ma adesso pensano solo ai dollari. Così una sera un signore kuna ci ha detto che ormai la loro principale attività è quella di cercare i carichi di droga che i trafficanti buttano in mare quando vengono intercettati, via terra o via mare, dalla polizia. Infatti quella è al momento la rotta principale su cui passa la cocaina che dalla Colombia va verso gli Stati Uniti.
Solo qualche mese prima avevano trovato un carico galleggiante che poi, tramite alcuni contatti, avevano rivenduto agli stessi trafficanti per 50000 dollari, divisi per tutto il villaggio.
Insomma tutto il mare lì intorno si è trasformato in una sorta di mega slot machine. Jackpot: si narra che una volta un villaggio lì vicino ha trovato un carico di cocaina che ha fruttato un milione di dollari!

Manco a farlo apposta giusto il giorno dopo aver sentito questo racconto, mentre ci dirigevamo verso quella deliziosa isoletta deserta, abbiamo visto da lontano una grossa tanica, tipo un termos, galleggiare.
Vi giuro io davvero in quel momento ho pensato di aver finalmente svoltato. E un po’ tutti sulla barca. Ma l’euforia è durata poco, giunti lì abbiamo scoperto trattarsi di una boa usata da un pescatore subacqueo.
Anche al ritorno abbiamo visto qualcosa di simile, stavolta eravamo tutti un po’ scettici ma il guidatore colombiano, Marcellino, ha voluto comunque andare a vedere. Si trattava di un secchio rotto capovolto che galleggiava. Mai una gioia.

 

Simm e napul paisà!! Di tanto in tanto si vedevano delfini, manta, pesci che saltavano, pesci volanti. A un certo punto ne ho visto uno grandissimo che ha affiancato per un po’ la barca, non so cos’era.
Tantissimi poi quelli che si vedevano con la maschera fra i coralli.

 

Al villaggio.

 

Bambina scappa perché non vuole farsi fotografare.

 

Poi però si è convinta.

 

Altre bambine.

 

E bambini.

 

Pescatore ritorna dopo il tramonto.

 

A bere rum nel capannone dove dormivamo sulle amache. Da sinistra Fabio, Mary, Daniel, Aparicio e Ory.

 

Un tronco sulla spiaggia.

 

Una spiaggia.

 

Ci sono altre foto interessanti di Kuna Yala, ma per ora basta così, semmai la prossima volta insieme a quelle di Santa Catalina, Coiba, Bocas del Toros e il Costarica dove dovrei arrivare fra 3 giorni, sempre se non torno indietro per piazzarmi definitivamente su un’isoletta di San Blas a fare il missionario anarchico.

 

Rispondo ai commenti.

Ciao Lala! Sì, Piergiorgio 2 è tosto, ma si sa, c’è un Piergiorgio da amare e un Piergiorgio da combattere, credo sia un destino comune a tutte le donne. Ho visto su facebook che sei anche tu nel nuovo mondo! Bacioni.

Hola Eloisa! Gracias! Sí, después te envio más fotos. Espero volver a verte pronto en el Ecuador! Un abrazo!

Ciao Danilo! Bentornato! Su Moreno ho già deciso cosa fare. Quando tornerà in patria dalle galere statunitensi, lo porterò alla tribù Shuar, nella foresta amazzonica ecuadoriana, che usa rimpicciolire le teste tagliate dei nemici con una tecnica loro per poi conservarle come souvenir. Io però me lo farò rimpicciolire tutto intero, con la tutina da arbitro, e me lo appendo in camera.

Il premio miglior commento va a… Danilo! Nella speranza che il gruppo polacco ritorni a essere attivo nei commenti come ai tempi del blog in Africa!

La situazione in testa rimane quindi immutata, forza Lala e Piergiorgio 2, in bocca al lupo per il rush finale, mancheranno ormai circa 8 puntate!

Guayaquil, Playas, ritorno a Quito e Ipiales (Colombia)

Ciao a tutti! Mi trovo di nuovo in Colombia, che ora ripasserò velocemente (perché non l’avevo capita tanto bene) per raggiungere Panama nel Centro America.
Volevo scrivere questa puntata ieri ma visto che il mio blog ha un tono scherzoso e ironico non me la sentivo di fronte alla tragedia di Brindisi. Oggi invece c’è stato il terremoto, però vabè fatemela scrivere comunque prima che avvengano ulteriori catastrofi.
Sull’attentato di Brindisi speriamo di non dover attendere un 10 o 20 o 30 ma anche 40 anni prima di venire a sapere che dietro al gesto di un “folle” c’era in realtà, come sempre, lo stato e i suoi servizi segreti, come ci insegna la nostra triste storia dell’ultimo mezzo secolo.
Ho visto si sospettano anche anarchici greci e si stanno controllando le liste passeggeri delle navi provenienti da lì. Certo, vedete se c’è qualcuno che si chiama Pinellopoulus.
Comunque non voglio parlare di questo, tantopiù che sono già state fatte analisi che condivido, e vi foto-racconto questa mia ultima settimana.

Da Cuenca sono andato a Guayaquil e ho rincontrato Eloisa, la signora conosciuta alla Mitad del Mitad del mundo, quella della foto con gli scarafaggi addosso. Da lì sono ritornato a Quito, dove ho rincontrato Sandra, la ragazza conosciuta nella foresta. Dopodiché ho lasciato l’Ecuador e sono tornato in Colombia, rifacendo quella stessa via dove all’andata mi avevano fatto 3 mega-perquisizioni in un’ora. Stavolta invece non mi ha cagato nessuno, visto che evidentemente nemmeno un dekaro può essere tanto fesso da importare droga in Colombia.

 

Guayaquil di notte. E’ la prima città dell’Ecuador per numero di abitanti, circa 3 milioni e duecentomila.

 

Fino a qualche anno fa era una città piuttosto pericolosa e senza nulla di bello. Oggi è più sicura ed è stata rimodernata, soprattutto la zona del Malecon ovvero il lungo fiume e la collina de Las Penas, da dove ho scattato queste foto.

 

La fine del Malecon, a sud.

 

Barche a Playas, una spiaggia (appunto) a circa 60 km da Guayquil dove sono andato con Eloisa. Ho così incontrato l’Oceano Pacifico, che comunque rivedrò in Centro America.

 

A Playas quasi ogni barca ha il dipinto di un santino o di una madonnina come protezione. E praticamente tutte hanno il simbolo del Barcellona. Però c’è una differenza impercettibile, sul simbolo del Barcellona (vero) ci sono le lettere FCB, su quello fasullo BSC. Infatti il Guayaquil ha spudoratamente plagiato il Barcellona e oltre al simbolo ha addirittura chiamato con lo stesso nome la propria squadra! Purtroppo per loro però non sono riusciti minimamente a plagiare la rosa di calciatori e lo stile di gioco, anche perché per quello… “ce vonn i sord”!!
A rendere ancor più assurdo il tutto, la squadra di Quito ha detto “ah così fate? E allora noi ci rubiamo la maglia!” Che è appunto identica a quella del Barcellona (spagnolo).

 

Quando le reti dei pescatori sono giunte a riva, è arrivato un gran numero uccelli per mangiarsi i pesci intrappolati.

 

Pescatori tirano le reti.

 

Un cane corre avanti e indietro cercando invano di scacciare gli uccelli.

 

Hitchcock ci ha fatto anche un film: Uccelli.

 

Questo uccello era curioso. Di una specie diversa dagli altri e molto più piccolo, col suo verso terrorizzava uccelli grandi quattro volte lui, facendoli scappare per prendendosi i bocconi più prelibati. Anche di fronte a me mostrava una strafottente impavidità.

 

L’entrata al Barrio La Ronda, a Quito. Una via piena di locali.

 

Quito all’imbrunire. Sullo sfondo il Panecillo, una collina che ha sulla vetta una grande statua di una Madonna alata, sempre visibile. Nella foto non è ancora illuminata.
Sono andato lassù con Sandra e abbiamo cenato in un ristorante bellissimo, con una vetrata da cui si vedeva tutta Quito di notte, centinaia di migliaia di lucette adagiate sulle colline.

 

Io sotto la statua del Panecillo. Ho in mano un bicchiere di “canelazo”, una specie di cocktail caldo con frutta e aguardiente. Al ristorante invece abbiamo bevuto un vino caldo con dentro uno spicchio d’arancia, tipo il vin brulé.

 

Di nuovo in Colombia, di fronte allo spettacolare santuario de Las Lajas, a Ipiales, al confine con l’Ecuador.

 

Moltissimi i pellegrini che vengono a visitare il santuario o a chiedere miracoli e guarigioni alla Vergine.

 

Una strada vicino al santuario.

 

Il mercato di Ipiales.

 

Una ragazza al mercato.

 

Gente al mercato.

 

Ora mi trovo di nuovo a Pasto, una città per qualche motivo snobbata dalla guida “Lonely Planet South America” che la cita solo in una nota su come giungere in Ecuador, mentre invece è bellina e piacevole a starci, sicuramente molto più di altre città a cui sono dedicate diverse pagine.

Rispondo al commento:
Ciao cugino! Hai ragione! Non avevo considerato che c’è l’oziare dell’uomo comune e l’oziare dekariano, non confondiamo il profano col sacro.
Riguardo agli armadilli bianconeri, son fatti così, è inutile starci a pensare. Noi rossoneri, avendo un animo nobile, ci comportiamo all’opposto: discreti nelle (tante) vittorie e vicini alla squadra nelle (poche) sconfitte.
E bandiera rosso-nera (ovvero anarchica) trionferà!

Il premio “miglior commento” va ovviamente, essendo l’unico, a Piergiorgio 2 – la vendetta che così raggiunge di nuovo Lala in testa.