Porto e Azzorre

Ciao a tutti! Questa volta un breve viaggio a Porto e Azzorre, le isole portoghesi nel mezzo dell’Oceano Atlantico ad oltre 1400 km dalla costa. Quindi ci eravamo lasciati con delle isole nell’oceano (le Piccole Antille) e ci ritroviamo di nuovo con isole nell’oceano. Tenendo conto che vivo a Malta è evidente che ormai ho bisogno di una barriera di azzurro mare intorno, a proteggermi da un mondo che non mi ama più.

Vabè questa è un po’ una stronzata. Però non ho capito una cosa: quando queste stronzate le dicono cantanti, scrittoruncoli e cazzoni simili, significa che hanno sensibilità e animo poetico. Quando le stesse cose le dico io, sono subito riconosciute come stronzate. Non ho capito che logica ci sta dietro. Comunque sì, concordo che è una stronzata.

Ma torniamo al viaggio. Io e un amico abruzzese che vive a Malta, Giammangiato, siamo andati a trovare un altro amico che viveva a Malta e si è trasferito a Porto da alcuni mesi, Riccardo. Poi Giammangiato è tornato a Malta e io e Riccardo siamo andati alle Azzorre, precisamente alle isole di Sao Miguel e Terceira.

In Portogallo c’ero già stato una quindicina di anni fa, ma avevo visitato solo il sud e Lisbona.

Metto le foto e vi racconto via via…

- “Dekà ma questa non è Porto! E’ Valencia!”

Bravi. E infatti perciò sono così orgoglioso di avere voi come miei lettori del blog. Colti e sempre attenti. Si tratta infatti del palazzo dell’Opera nella Città delle Arti e delle Scienze di Valencia, dove, approfittando di uno scalo, mi sono fermato all’andata per un giorno e mezzo.

 

Un altro scorcio della scenografica Città delle Arti e delle Scienze.

 

Valencia, terza città della Spagna dopo Madrid e Barcellona, fu fondata dai romani nel 138 A.C. come colonia per i veterani di guerra. Fra il VI e XI secolo crebbe sotto i musulmani fino a raggiungere il suo massimo splendore nel XV secolo come capitale finanziaria ed economica del Regno d’Aragona. Il suo declino iniziò con l’espulsione dei mori nel XVII secolo. Nella guerra civile, in quanto capitale dei Repubblicani, fu fra le ultime a cadere. In questi ultimi anni sta vivendo una forte crescita e ripresa economica.

 

Una piazza rotonda, che si chiama, appunto, Plaza Redonda.

 

Ed eccoci a Porto! Per l’esattezza, Porto è quella a destra del fiume. A sinistra si trova Vila Nova de Gaia dove si trovano la maggior parte delle cantine che producono il vino porto.

 

Il mio amico abruzzese, ma ormai come me maltese, Giammangiato. In realtà mi aveva chiesto di non mettere sue foto nel blog però per dovere di cronaca mi sento obbligato. Mi aveva anche chiesto di non chiamarlo Giammangiato, ma se si chiama così io che posso farci? E’ come se io chiedessi di non essere chiamato Dekaro, non capisco che senso ha.

 

Barche con barili di vino. Sullo sfondo, Porto.

 

All’interno di una cantina dove si produce il porto.

Per una serie di circostanze climatiche, ambientali e di conformazione geografica, l’uva della regione del Douro è particolarmente dolce. Per bloccarne la fermentazione viene aggiunto aguardiente. Ne viene fuori quindi un tipo di vino particolarmente dolce e forte.

E’ stato il primo vino a denominazione di origine controllata della storia, nel 1757. E’ particolarmente amato dagli inglesi che sono stati per lungo tempo i principali produttori ed importatori.

 

Barili di porto.

 

Porto e Vila Nova de Gaia sono collegati da 6 ponti. Questo ponte, Dom Luis I, è stato progettato da un allievo e collega di Eiffel, Seyrig. Benché il progetto vinse proprio contro un progetto di Eiffel, è evidente l’influenza del suo maestro.

 

Ragazzi si tuffano dal ponte Dom Luis.

 

L’antica libreria Lello, considerata fra le più belle al mondo.

 

La stazione ferroviaria Sao Bento ricoperta di Azulejo, mattonelle di ceramica dipinte tipiche dell’architettura di Portogallo e Spagna.

 

Ed eccoci finalmente alle Azzorre. Nell’isola di Sao Miguel, la più grande. E’ lunga circa 63 km e larga 15.

Le Azzorre, che a noi risuonano soprattutto per il suo famoso anticiclone che ha così tanta influenza sulle nostre previsioni del tempo (comunque sbagliate), sono un arcipelago di 9 isole di origine vulcanica.

Non si sa di preciso quando sono state raggiunte per la prima volta dagli Europei. Un resoconto di Boccaccio, scritto in latino, racconta di una spedizione italo-portoghese del 1341 che oltre alle Canarie arrivò molto probabilmente anche alle Azzorre.
Le isole sono inoltre presenti in alcune mappe della metà del ’300, anche se allineate in posizione quasi orizzontale.
Nel 1432 le isole furono rivendicate dal Portogallo che iniziò una timida colonizzazione. Non erano presenti popolazioni indigene.
Trovandosi solitarie nel bel mezzo dell’Atlantico hanno sempre avuto una certa importanza sia come punto di ristoro per i navigatori intercontinentali (già nel ritorno dal suo primo viaggio dall’America Cristoforo Colombo ci si fermò), sia come posizione strategica. Nella seconda guerra mondiale gli statunitensi ottennero dal Portogallo il permesso di installare un propria base militare nell’isola di Terceira. Inutile a dirlo, c’è ancora.

Pillola statistica: gli Stati Uniti hanno ben 800 basi militari fuori dai propri territori. Ma non si tratta ovviamente della più mostruosa macchina imperialista della storia, non lasciamoci abbindolare da queste comunistoidi teorie complottiste. Quelle basi sono lì per noi, per proteggerci. Proteggerci da chi? viene naturale chiedersi. Ma è ovvio: da noi stessi!

Ma comunque ora non divaghiamo. Torniamo alle foto.

 

Riccardo, al volante, chiede informazioni in una strada di Sao Miguel.

 

All’interno di Sao Miguel ci sono diversi splendidi laghi.

 

I laghi risplendono dei colori della ricca vegetazione intorno.

 

Una tipica chiesa delle Azzorre. Il sentimento religioso è molto forte in tutte le isole.

 

Un gatto riposa.

 

Rocce nere vulcaniche scendono a picco sul mare. Alcune persone approfittano di una sorta di piscina naturale per farsi il bagno.

 

Un geyser.

 

Papere sul lago.

 

Papera solitaria.

 

Altra papera. Sì, mi sto specializzando in foto di papere, è giunto anche per me il momento di trovarmi una specializzazione.

 

Un’altra spettacolare scogliera.

 

Qui siamo nell’altra isola visitata, Terceira. E’ meno spettacolare di Sao Miguel ma in compenso ha una splendida cittadina, Angra do Heroísmo, chè è la capitale storica delle Azzorre e la prima ad essere stata fondata, nel 1534.

 

Asinello.

- “Dekà ma faccje veré kakk fot e n’animal esotico, kemm fa ku sti jatt paper e asini ke i tnimm pur nuji”.

Eh, lo sapevo che prima o poi ve ne uscivate con le vostre critiche snervanti. Non ci sono animali esotici, ci sono quelli portati dai colonizzatori e sono gli stessi che abbiamo anche noi. Se vi piacciono bene, altrimenti andatevene a… su un altro blog!

 

Infine, ho visitato un’altra città a nord del Portogallo, ma non vi dico il nome, dovete scoprirlo da soli. Un po’ come Valencia, fu fondata dai romani, in seguito passò sotto dominazione islamica e raggiunse il suo massimo splendore nei secoli successivi alla “reconquista”, diventando un importante centro religioso.

Sì, bravi!

 

Nel frattempo ho raggiunto nientepocodimenoche i quarantasei anni di età! Ehhhh. 46 anni e 96 nazioni visitate. E mica cazzi. Quindi se continuo con questa media a 100 anni avrò visitato tutte le nazioni del mondo! Anzi no, faccio così: arrivo alla 99esima e mi fermo. Perché alla fin fine era troppo facile arrivare a cento. Io sono fatto così, sono un po’ snob.

Piccole Antille – Parte 2: Santa Lucia, Martinica e Dominica

Ciao a tutti! Seconda parte del piccolo viaggio nelle “Isole Sopravento Meridionali” delle Piccole Antille. Questa volta vi racconto di Santa Lucia, Martinica e Dominica.

Rimetto la mappa del Mar dei Caraibi (da www.arcgis.com)

Gli spostamenti fra le isole non sono stati agevoli. Nei tratti in cui non ci sono traghetti la compagnia aerea LIAT è riuscita ogni volta ad accumulare ore e ore di ritardo per tratti in cui bisognava praticamente decollare e atterrare. Ancor peggio però sono stati gli spostamenti via mare, con la catastrofica “Express Des Iles” che si è addirittura rubata 69 euro dal mio conto con una transazione inventata! Quando gliel’ho fatto notare mi hanno risposto che è evidente che c’è stato un errore ma purtroppo non possono rimborsarmi perché il biglietto acquistato non è rimborsabile. Giustamente, hanno effettuato una transazione non autorizzata per un biglietto non rimborsabile, e quindi a rigor di logica non possono rimborsarmelo. Siccome ormai sono troppo distante per procedere a semplici e risolutivi atti di vandalismo, fra qualche giorno li denuncerò da bravo cittadino civile.

 


A Santa Lucia o “Hewanorra” nella lingua del Kalinago, “la terra dove di trova l’iguana”. E’ il posto dove ho maggiormente sentito l’aria caraibica, fra baretti dove ci si ubriaca bevendo rum al frastuon di musica.

Nel ’500 e ’600 fu soprattutto un rifugio di pirati e contrabbandieri. I primi tentativi di occupazione da parte degli europei furono respinti dalla tenace resistenza degli indigeni caribi. Ci riuscirono i francesi nel 1746 creando una colonia, la cittadina di Soufrière, dopo aver stipulato un pacifico contratto con la popolazione locale. Ovviamente, qui come altrove, gli indigeni furono puniti per la propria ingenuità sulla perfidia dei coloni europei e già pochi decenni dopo erano stati quasi completamente annientati. L’isola intanto rimbalzava ben 14 volte fra Francia e Gran Bretagna, fino al 1814 quando passò definitivamente in mano a quest’ultima. Nonostante ciò, l’influenza francese restò più sentita ed anche la lingua è una sorta di dialetto francese. Ancor più evidente è l’influenza africana.
Ha ottenuto l’indipendenza dalla perfida Albione nel 1979. Ha circa 180.000 abitanti e può vantare anche un premio Nobel per la letteratura, Derek Walcott, che però è morto proprio pochi giorni dopo il mio passaggio sull’isola.

 

Bar a Castries, la capitale di St.Lucia.

 

Ragazzo.

 

Persone.

 

Strada a Castries.

 

Fra le caratteristiche case in legno di Soufrière, che fu il primo insediamento francese.

 

Ragazze e colori.

 

Signore.

 

Signore al bar.

 

Ed eccoci in Martinica, chiamata dai Kalinago “Madinina”, “la terra dei fiori”, che in realtà non è una nazione a sé ma fa ancora parte della Francia, come “Dipartimento d’oltre mare”. Quindi in pratica è come stare in Europa, ed infatti si utilizza l’Euro.
Anche quest’isola fu contesa fra Francia e Gran Bretagna (che Dio le stramaledica entrambe! – vabè questa non è molto da storico imparziale) e anche qui la popolazione locale fu annientata o ridotta in schiavitù, prima di importare altri schiavi dall’Africa.

In tutte le isole sono stato trattato con grande ospitalità ma un posto d’onore devo darlo alla Martinica: quando sono arrivato, mentre vagavo con lo zaino sotto al sole nell’ormai sconsolata ricerca del mio appartamento affittato, ho chiesto ad un signore alla finestra se conoscesse l’indirizzo. E’ uscito di casa e mi ha accompagnato con la sua macchina. Il giorno dopo la vicina di casa mi ha accompagnato al villaggio vicino a cercare un posto dove noleggiare un’auto e l’ultimo giorno suo marito, ex attaccante della nazionale della Martinica, mi ha addirittura dato un passaggio fino alla capitale per prendere il traghetto. Davvero gentilissimi.

 

Come dicevo, in Martinica ho affittato un’auto perché è troppo complicato spostarsi coi mezzi pubblici. Ma a parte la necessità ne è valsa davvero la pena soprattutto per le splendide stradine che attraversano piccoli villaggi, si arrampicano fra le colline nella foresta e costeggiano l’azzurro mare.

 

Il mio appartamento aveva la vista sullo spettacolare “Diamant”, un roccione isolato alto circa 175 metri. Durante questo viaggio ho utilizzato per la prima volta AirBnb e mi sono trovato sempre bene.

 

Cattedrale St.Luis, nella capitale Fort-de-France.

 

A St.Pierre, primo insediamento francese ed ex capitale della Martinica. Era la più cosmopolita città dei Caraibi nell’800, soprannominata la “Parigi dei Caraibi”. Tutto sparì in pochi minuti, l’8 marzo 1902, per l’eruzione del vulcano Mount Pelée, la cui crescente attività simsmica dei mesi precedenti era stata considerata non pericolosa dalle autorità.
Su 30.000 persone sopravvissero solo 3, fra cui tale Cyparis che si salvò per essere stato incarcerato per ubriachezza molesta dentro quella cella poco arieggiata e dalle spesse mura.

 

Un villaggio di pescatori.

 

Tramonto

 

Ed infine, ultima tappa, la Dominica, la più selvaggia e la meno turistica delle isole visitate. Il nome originario è “Waìtukubuli”, che non significa “Vai tu con Buli”, bensì “Il suo corpo è alto”, e in effetti è quella con le montagne più alte. A differenza delle altre isole ci sono poche spiagge, ma è coperta per oltre tre quarti da una splendida fitta foresta, dove scorrono ben 365 fiumi, uno per ogni giorno.
Anche qui Francia e Gran Bretagna si contesero il possesso con battaglie, guerre e trattati. Alla fine prevalse il Regno Unito che l’ha mantenuta fino al 1978, quando ha ottenuto l’indipendenza.
Per via della sua fitta foresta è stato uno dei luoghi preferiti degli schiavi in fuga, i cosiddetti “Maroon”, i quali formarono comunità al suo interno e combatterono spesso con azioni di guerriglia gli inglesi che tentavano di ricatturarli. Alla fine però, nel 1814, gli inglesi riuscirono a prevalere definitivamente e tutti i leader Maroon furono giustiziati.
Per quanto riguarda la popolazione locale, anche qui oppose una fortissima resistenza ma almeno, a differenza del resto dei Caraibi, è sopravvissuta fino ad oggi ed occupa un territorio del nord-est dove vivono circa 3000 discendenti diretti dei caribi, o Kalinago nella loro lingua. E’ l’unica comunità di caribi esistente.

 

In Dominica purtroppo sono stato un po’ sfortunato. Ho avuto un’infiammazione al piede che non mi ha permesso di muovermi negli ultimi due giorni. Di conseguenza non ho potuto visitare alcuni luoghi. In compenso il posto dove ho alloggiato era davvero straordinario, una capanna nel bel mezzo della foresta! Nella notte ero avvolto da un concerto di versi misteriosi.

 

Ci sono moltissime specie di uccelli, soprattutto piccoli, ad esempio i Colibrì.

 

Nel territorio dei Kalinago, con gli ultimi discendenti diretti delle popolazioni indigene delle Antille.

 

Un bar nella riserva dei Kalinago. Il loro territorio è di circa 15 km quadrati e come ho già detto ci vivono circa 3000 persone.

 

Ragazzo Kalinago.

 

Signora.

 

Una scultura in legno che rappresenta uno dei precedenti capi della comunità.

 

Lucertola.

 

Bene, anche la seconda parte è conclusa. Grazie a me ora siete un po’ più colti ed appagati esteticamente. Ah, vedete che sulla colonna a destra ho inserito l’opzione per offrirmi una birra ;-) Non siate timidi! Non siatelo.