Albania, Macedonia del Nord e Kosovo

Eeeehhh!! Ki non muore rivede! Rieccomi dopo ben due anni per raccontarvi un piccolo viaggio, finalmente. No, il Covid non si era portato via il vostro buon Dekaro, ma ogni volta che iniziavo a programmare una qualche partenza mi ritrovavo sommerso da così tante restrizioni e casini burocratici che abbandonavo ogni speranza.
E in fondo avete ragione nel dire che la pandemia verrà ricordata dai posteri proprio per essere riuscita a fermare, temporaneamente, Dekaro Diario! Vabè, piccolo momento di auto-esaltazione dovuto forse alla gioia di ritornare a scrivere dopo così tanto tempo.
Quindi basta baggianate, vi racconto questo breve viaggio, poco meno di due settimane, in Albania, Macedonia del Nord e Kosovo.

Mappa dei posti visitati:

Io e Riccardo, ormai ospite fisso di Dekaro Diario, siamo arrivati a Durazzo col traghetto da Bari. Abbiamo noleggiato un’auto e siamo scesi giù fino a Butrinto. Da lì siamo risaliti verso il lago Orhid e siamo entrati in Macedonia del Nord e poi su fino a Pristina, in Kosovo. Da lì di nuovo verso sud, tornando in Albania fino a Tirana. Quindi, come vedete, molti posti visitati in breve tempo, ritmi molto frenetici, alla Maestro Canello, per intenderci.

 

On the road again! L’arcobaleno ci saluta per questo nuovo viaggio.

Ancora oggi per molti italiani suona un po’ strano andare in vacanza in Albania per via dei ricordi delle navi stracariche di profughi che arrivavano in Puglia nell’estate del 1991, mentre finalmente collassava la dittatura comunista isolazionista.
Ma, inutile dirlo, la situazione da allora è migliorata straordinariamente ed è oggi un paese con una grande energia e un grande ottimismo verso il futuro. In pratica, il contrario dell’Italia e anzi non mi meraviglierei se fra un paio di decenni saranno gli italiani a salire sui barconi per fuggire in Albania! :D
Scherzi a parte, non è tutto oro ciò che luccica. Corruzione sistematica, disoccupazione, forti disuguaglianze, criminalità organizzata, mafia finanziaria, e tutte le altre sciagure che accompagnano il liberismo capitalista sono le nuove sfide che il paese deve ora affrontare.

 

Arcobaleno sulle montagne.

 

Riccardo con alcuni ragazzi albanesi.
Nonostante tutto, gli albanesi continuano a vedere gli italiani con particolare simpatia. Alcuni ci ringraziano ancora per l’aiuto e la solidarietà che gli demmo in quei giorni difficili (in realtà ricordano male perché furono trattati malissimo dalle istituzioni, così come accade ancora oggi per tutti i profughi).

 

Berat, la prima città visitata. Fu fondata nel VI secolo a.C. dagli illirici, da cui discendono gli albanesi. E’ soprannominata la “città dalle mille finestre” per via di queste case ottomane bianche che si arrampicano sulla collina verso il castello.

 

Tensione alle stelle in questo finale di partita nel parco di Berat.

 

Dall’altra parte del fiume Osum c’è Gorica, il quartiere cattolico di Berat.

 

La costa andando verso sud. Durante quel tragitto abbiamo visitato anche le rovine di Apollonia, antica città dell’Illiria e in seguito importante città romana, e Valona, grossa città turistica.

 

All’estremo sud si trovano le splendide rovine di Butrinto, cittadina greca e poi romana situata su una penisola.

 

Le acque cristalline, azzurre e verdi, di “Blue Eye”, che si formano da una sorgente che sgorga da sotto il fiume. I colori mi ricordano quel quadro con Ofelia morta al centro, non so se ce l’avete presente.

 

Case in stile ottomano nel centro di Argirocastro (Gjirokastra).

 

Ballo tradizionale nelle strade di Argirocastro.
“ritmo, ritmo!” (.cit)

 

Miciuzzo attende speranzoso sul molo di Ohrid, splendida cittadina macedone sull’omonimo lago.
La Macedonia del Nord (mi raccomando di specificare ‘del nord’ sennò i greci si incazzano) si è formata come provincia all’interno della Jugoslavia dopo la Prima guerra mondiale. Durante il disfacimento della Jugoslavia è stato l’unico paese ad aver ottenuto l’indipendenza senza subire nemmeno un giorno di guerra.
La Macedonia come regione storica comprende invece parte della Grecia (che, come dicevo, è molto permalosa al riguardo), Bulgaria, e piccole parti di Albania, Kosovo e Serbia.

 

Uno dei luoghi più fotogenici del viaggio: la chiesa ortodossa di San Giovanni Kaneo sul lago Ohrid.

 

Fu costruita nel XIII secolo.

 

Monaco ortodosso cammina pensieroso in un mondo di futilità.

 

Statua “Guerriero su un cavallo” nella piazza centrale di Skopje.
Ma non sarà per caso mica Alessandro Magno?! Non ditelo… scatenereste l’ira dei greci che hanno appunto imposto a questa statua di chiamarsi “Guerriero su un cavallo”, senza menzionarlo. Sembrano bambini dell’asilo, è mio… no è mio… Persino il nome “Macedonia del nord” invece di semplicemente Macedonia è stato imposto dalla Grecia dopo una campagna di boicottaggio politico ed economico effettuata con una ostinazione sorprendente.

Riguardo alla statua, una guida di un free tour ci ha detto che è costata una cifra spropositata, sui 10 milioni di euro, e che c’è una vera e propria mania di costruire statue ovunque per Skopje, probabilmente una sorta di magna-magna oltre che di sciovinismo.
Gli edifici nuovi nel centro di Skopje sono soprattutto palazzoni bianchi con colonnati e statue, spesso alquanto pacchiani. Una tendenza che avevo già notato nei nuovi edifici delle capitali dei paesi del Centro Asia, anche se in maniera meno marcata.

 

La zona più bella di Skopje è quella del vecchio bazar, fra l’altro una delle poche zone ad essere in gran parte sopravvissuta al terribile terremoto del 1963 che rase quasi completamente al suolo la città.

 

Strada nel bazar.

 

Il monumento “Newborn” a Pristina, la capitale del Kosovo. Questo monumento fu inaugurato il giorno dell’auto-proclamazione dell’indipendenza del Kosovo, il 17 febbraio 2008. Ancora oggi, molti paesi non riconoscono la Repubblica del Kosovo, a cominciare ovviamente dalla Serbia che la considera una propria provincia.
Ha una popolazione molto giovane e si respira ottimismo per il futuro ma anche qui, forse ancor più che in Albania, non è certo oro tutto ciò che luccica. Basti pensare che l’anno scorso il presidente, tale Hashim Thaci, una delle principali figure politiche degli ultimi vent’anni, ha dovuto dimettersi per le evidenti accuse di crimini di guerra, traffico di droga internazionale, torture, omicidi ordinati su commissione, e persino traffico di organi dei prigionieri serbi. Quindi vi lascio intuire l’ambiente in cui sta affluendo il mare di denaro in quella che è, alla fin fine, una terra di conquista di una delle ultime guerre dell’Occidente.
Riguardo a Pristina, è una città molto moderna, piena di caffé, negozi e locali, anche se è uno dei tanti posti che sembra fatto con lo stampino della globalizzazione con le stesse identiche catene di negozi e ristoranti.

 

Prizren, la seconda città del Kosovo e capitale storica. A sinistra si intravede la moschea Sinan Pasha, a destra il ponte vecchio.
La sua composizione demografica, con continui ripopolamenti e fughe fra l’etnia albanese e serba, riflette la travagliata storia delle secolari tensioni fra queste popolazioni in Kosovo, con continue atrocità e tentativi di pulizia etnica da entrambe le parti. Una vergognosa campagna di pulizia etnica da parte dei serbi è stata una delle principali cause dello scoppio della guerra del Kosovo nel 1998. Durante la guerra quasi tutti gli albanesi furono costretti a fuggire da questa città. Dopo la guerra sono stati invece i serbi a subire violenze e rappresaglie e ad essere stati costretti a fuggire. Al momento solo una ventina di serbi vive a Prizren e solo il 5% della popolazione dell’intero Kosovo è serba, il resto è quasi tutta albanese.

 

Ragazze attraversano la piazza principale di Prizren.

 

Tornati in Albania, abbiamo fatto un tratto di circa 3 ore su un traghetto da Fierze a Koman (nella mappa sopra è il tratto fra i punti ‘A’ e ‘B’). Si tratta di un tragitto spettacolare all’interno di una diga avvolta da rocce a strapiombo.
Purtroppo il cielo quel giorno era nuvoloso e non faceva esaltare i colori.

 

Panorama nei pressi di Koman.

 

Strada a Scutari (Shkoder). Ha avuto diverse dominazioni inclusa quella veneziana, che probabilmente ha influenzato lo stile di alcune zone della città.

 

Museo costruito all’interno del castello di Kruje in onore a Giorgio Castriota Scanderbeg, che da qui difese l’Albania da innumerevoli invasioni da parte degli ottomani, contro armate di volta in volta più grandi, vincendo sempre. Solo dopo la sua morte per malaria gli ottomani riuscirono ad invadere con successo l’Albania, nel 1478, restandoci fino all’indipendenza nel 1912.
Fra i più grandi strateghi della storia, le sue statue sono onnipresenti in Albania e Kosovo.

 

Un palazzo nel centro di Tirana. Tutta la zona del centro è piena di vivaci locali, Café, bar e ristoranti, insomma un posto davvero molto piacevole.

 

L’angosciante tunnel che porta verso Bunk’art, ovvero un ex bunker sotterraneo segreto, costruito negli anni settanta e convertito ora in luogo per esposizioni artistiche e museo della storia recente dell’Albania, con particolare attenzione ai soprusi della dittatura. Alcune stanze, ad esempio quelle riservate ad importanti politici dell’epoca, sono state lasciate così come erano.
Alla fine di questo tunnel c’è una collinetta sotto cui era stato scavato il bunker di diversi piani.
Il dittatore Enver Hoxha (fra l’altro si dice fosse parente di Anna Oxa!) aveva sviluppato una sorta di paranoia e credeva che l’invasione dell’Albania fosse imminente. Per tutta l’Albania sono disseminati bunker, la maggior parte molto piccoli, che si intravedono ancora oggi.

 


Ho fatto un video che fa capire meglio il luogo, anche perché parte dell’atmosfera viene creata dalle musichette e dai suoni all’interno dalle stanze.

 

Questa era la stanza riservata al Primo ministro Mehmet Shehu.

 

Una delle esposizioni.

 

Bene. E’ stato un grande piacere ritrovarvi e ne approfitto per dirvi che forse, ebbene sì, mi fermo qui. Basta viaggi, basta visitare altri paesi. Mi fermo quindi al numero 113. Mhm… no, non mi piace molto come numero. Allora un’altra nazione e poi mi fermo. Cercando anche di fare il più presto possibile, prima che sbuchi la prossima variante. Vi terrò aggiornati.

San Pietroburgo e Finlandia

Salve amici! Questa volta un piccolissimo viaggio a San Pietroburgo (Leningrado, per i nostalgici) e Finlandia. Purtroppo dopo un paio di giorni la macchina fotografica ha smesso di funzionare, forse per la troppa pioggia che in quei luoghi cade impietosa e quindi non ho scattato molte foto. In seguito ne ho fatte alcune col cellulare.

Comunque, vediamole.

In un caffè. Dietro la vetrata si intravede la Cattedrale di Kazan. San Pietroburgo è una città maestosa, con grandi vie e grandi edifici.
Fondata nel 1703 in una zona paludosa e inospitale, come avamposto militare e commerciale sul Mar Baltico, venne ben presto presa in simpatia dallo zar Pietro il Grande che in pochi anni fece convergere servi della gleba, operai e manodopera da tutta la Russia per la sua costruzione. Almeno 30.000 lavoratori morirono in quegli anni per le terribili condizioni di lavoro.
La città prese un aspetto europeo, moderno, imperiale, e l’aristocrazia russa iniziò subito a preferirla alla vecchia Mosca. Già nel 1712 divenne la nuova capitale. Ci resterà fino al 1918.
Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il nome fu cambiato in Pietrogrado, perché San Pietroburgo suonava troppo tedesco. Nel 1924, pochi giorni dopo la morte di Lenin, il nome fu cambiato nuovamente, questa volta in Leningrado. Nel 1991, in seguito ad un referendum, ha ripreso il vecchio nome, San Pietroburgo.

 

All’interno della cattedrale nella fortezza di Pietro e Paolo, ovvero il luogo del primo insediamento. In questa cattedrale sono seppelliti quasi tutti gli zar successivi alla fondazione della città.

 

Piccoli marinai.

 

Alcune stazioni della metro sembrano una discesa negli inferi, per quanto sono profonde. Sono molto eleganti.

 

Mosaici sul soffitto della Chiesa del Salvatore sul Sangue versato, così chiamata perché fondata sul luogo in cui nel 1881 venne assassinato lo zar Alessandro II, dal gruppo rivoluzionario, di tendenze anarchiche e socialiste, “Narodnaja volja” (“Volontà del Popolo”). Dal XIX secolo fino alla rivoluzione del 1917, San Pietroburgo è stata crocevia di fervide disquisizioni filosofiche e politiche, come testimoniano ad esempio i romanzi di Dostoevskij, le quali hanno contribuito al fiorire di innumerevoli gruppi rivoluzionari.

 

Alberi autunnali si stagliano dietro uno dei 340 ponti della città.

 

Una vecchietta mi saluta da un ponte al passaggio della nostra barca. Poi però ha sputato! (scherzo :D )

 

L’incrociatore Aurora. Da uno di quei cannoni fu sparato il colpo a salve come segnale ai vari gruppi bolscevichi sparsi nella città di dare l’avvio alla rivoluzione di ottobre.

 

Poco è rimasto del periodo sovietico per quanto riguarda i locali. Questo pub è una eccezione. E’ rimasto così com’era dai tempi del comunismo quando i lavoratori venivano a bere qualche bicchierino di vodka. Si intravedono anche i ritratti di Lenin e Marx.
La donna al bancone non era il massimo della simpatia, per usare un eufemismo. Però bicchierini di ottima vodka costavano pochissimo e rimpiangerò in seguito quel pub, quando a Helsinki un bicchierino di vodka mi costava 8 euro.

 

Strade all’imbrunire. Come dicevo, è una città molto spaziosa, con ampi viali.

 

La cattedrale di Sant’Isacco, fra le più grandi chiese ortodosse al mondo.

 

Una stanza dell’Hermitage, uno fra i più grandi e straordinari musei del mondo, forse il più elegante. Si trova nel complesso del Palazzo d’Inverno, ovvero l’ex reggia degli zar, fra splendide stanze come questa. Paradossalmente nacque come piccolo luogo (un “ermitaggio”) in cui Caterina II voleva starsene un po’ in santa pace dallo sfarzo di corte, circondata da qualche opera d’arte. Anno dopo anno la collezione d’arte si ingrandì a dismisura, fino a includere tutti i più grandi artisti europei.

Foto fatta col cellulare, perché come purtroppo dicevo, la macchina fotografica d’ora in poi ha smesso di funzionare.

 

E come vedete c’è anche Dekaro esposto all’Hermitage! A sinistra invece una modesta scultura di Michelangelo, fra l’altro incompiuta.

 

Una gelida e tempestosa mattina abbiamo preso il treno per Helsinki. La stazione da cui siamo partiti è famosa per via del fatto che lì, nell’aprile del 1917, ritornò dall’Europa Lenin, dopo 10 anni dall’ultima volta in cui era stato costretto a fuggire. Fu accolto da molte persone, a testimonianza del fatto che la piccola fazione dei bolscevichi stava guadagnando sempre più consensi fra la popolazione. Pochi giorni dopo Lenin espose le “Tesi di aprile”, con il noto “tutto il potere ai soviet”, in cui chiedeva la definitiva rottura con le tutte le forze borghesi, capitaliste, aristocratiche e reazionarie dell’attuale governo provvisorio sorto dalla rivoluzione di febbraio (i soviet erano i consigli dapprima degli operai, in seguito anche dei contadini e dei soldati, e facevano parte del governo provvisorio). Proponeva inoltre l’immediata uscita dalla guerra “imperialistica di brigantaggio”. L’ulteriore peggioramento della situazione russa nei mesi successivi per via dell’assurda prima guerra mondiale fece convergere la gran parte del consenso popolare verso i bolscevichi che ad ottobre si sentirono pronti a prendere il potere. Per un racconto dettagliato della rivoluzione vi consiglio il capolavoro del maestro Eisenstein: Ottobre.

Nel mio caso invece ho fatto il percorso inverso. Da San Pietroburgo sono giunto a Helsinki, dove ho esposto le “Tesi di ottobre”, in cui sintetizzando dico: il capitalismo ha vinto, facciamocene una ragione e guardiamoci le partite di pallone. Ehhhhh… sto scherzando!! Niente di più falso, anzi. Nonostante ciò che vogliono farci credere, vedo sempre più una grande voglia di ribellione e un desiderio di combattere in maniera costruttiva questo schifo di sistema, tantopiù che ormai ne va di mezzo la salvezza dell’intero pianeta. E infatti, mentre scrivo in questo momento, ribellioni stanno infiammando le strade dell’Ecuador, del Cile, della Catalogna, del Libano, di Hong Kong, ecc… ecc… Tutto sta a far convergere le nostre forze eterogenee contro il vero nemico comune: il capitalismo, soprattutto nella sua forma più vampiresca, quella del neoliberismo finanziario internazionale.

 

Ed eccoci qui! Avete già visto Giamma in un paio di puntate, mentre per quanto riguarda Riccardo è ormai un ospite fisso di Dekaro Diario.
Ci trovavamo in Lapponia, nel nord della Finlandia, sul parallelo che segna il circolo polare artico, in un tour in cui speravamo di vedere l’aurora boreale. Ma purtroppo non l’abbiamo vista perché, nonostante pare ci fosse attività, il cielo era coperto di nuvole.

 

Questo foto invece l’ho fatta con una macchina fotografica gentilmente “prestata” dagli organizzatori del tour… vabé, a voi posso dirvi la verità, in realtà non me l’avevano prestata bensì affittata per 50 euro che avrei dovuto portare il giorno dopo. Siccome però non abbiamo visto l’aurora boreale mi sono sentito in libertà morale di non farmi vivo. Se mi avessero contattato per chiedermeli, invece che in inglese gli avrei risposto in napoletano, con un semplice “staibbuonpagat”, visto che in tre gli avevamo già ammollato una cifra scandalosa solo vedere le nuvole qualche ora. Comunque, gentilissimi, loro stessi dopo non me li hanno chiesti ed anzi mi hanno scritto via email solo per inviarmi alcune foto del tour scattate dalla guida, fra cui quella precedente a questa.
Per quanto riguarda questa, è stata fatta ovviamente col cavalletto (quest’ultimo davvero prestato, era incluso nel tour), da sopra un ponte dove ci siamo fermati a scattare foto. Anche se si intravede una luce sullo sfondo, in realtà stavamo completamente al buio.

 

Di nuovo col cellulare, una strada autunnale a Rovaniemi, la capitale della Lapponia. La città è nota anche per essersi impossessata del luogo di nascita di Babbo Natale, che invece, come sappiamo, è turco.

 

E infine Helsinki, capitale e più grande città della Finlandia, con 650.000 abitanti dei circa 5,5 milioni di finlandesi.

 

Scalinata interna della splendida biblioteca pubblica di Helsinki. Quindi come vedete non è poi davvero necessario avere mezzi tecnici esagerati per scattare foto interessanti. Basta solo quel pizzico di intuito, colpo d’occhio, creatività, senso estetico ed esperienza.

 

Concludo con un selfie di gruppo dove c’è anche Antonino, un nostro amico siciliano che lavorava a Malta e ora si è felicemente trasferito a Helsinki con la ragazza finlandese, in questa eterna diaspora precaria di noi giovani e non più giovani italiani.

Tutto il potere ai soviet!